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Andrea Girasole si racconta: “Faccio tutto questo per amore della mia terra e del baseball. In Italia ci si deve rendere conto della situazione del baseball

14 Feb , 2019  

di Emanuele Tinari

L’articolo di questa mattina, del giornalista di Rimini Carlo Ravegnani, è stata la bella notizia che in Romagna si aspettava ormai da giorni in cui la partecipazione alla prossima serie A1 sembrava davvero complessa. Stiamo parlando dell’avvento di Andrea Girasole, imprenditore romagnolo trapiantato in Svizzera, ma anche giocatore ed innamorato del batti e corri, forse anche in virtù delle sue conoscenze con il presidente Pillisio ( qui il suo video di saluti al Bar con l’attuale presidente dei Pirati http://m.facebook.com/groups/300062773664206?view=permalink&id=592666877737126) ci racconta come ha preso questa decisione.

“La cosa mi è sembrata molto semplice, visto che non ci sono i soldi, ho proposto di creare la squadra con giocatori che hanno voglia di autofinanziarsi e la volontà di fare un campionato di serie A1 e la Coppa Campioni. Mi sembra l’idea giusta per fare baseball senza investitori, non comprerò la società, ma prometto di creare una squadra che possa permettere a Rimini di disputare ancora la serie A1. Voglio traghettare la società verso il prossimo anno, ma se arriverà qualcuno che ha voglia di investire veramente io mi farò subito da parte. Dal punto di vista burocratico è ancora tutto da decidere, non c’è nulla di definito, ho parlato un po’ con tutti e con nessuno, sento tutte le campane, chi ci vuole aiutare bene, è il benvenuto, chi critica a prescindere senza fare nulla non c’è di aiuto”.

Passione per il baseball e la sua Romagna le molle decisive per mettersi in gioco in questa, per lui, insolita veste.

“Già, l’amore per il nostro sport e la mia terra sono state decisive. Inoltre vorrei far capire che il baseball italiano non può permettersi squadre che per un campionato di vertice devono sborsare 400.000 euro. Ci sono stati problemi in piazze storiche come Grosseto, Nettuno ed ora è capitato a Rimini. Forse è il momento di fare un passo indietro senza fare i finti professionisti ma comprendendo come in Italia siamo una realtà amatoriale. Non c’è seguito, copertura in tv, pubblico sugli spalti, chi investe lo fa solamente per passione, forse la mia è una vera e propria pazzia, ma non ho bisogno di pubblicità, non saremo fenomeni, non vinceremo niente, anzi verosimilmente le perderemo tutte e anche per manifesta, ma metteremo tutto il cuore per dare un segnale ed un futuro al Rimini Baseball”.

Inevitabile parlare anche di giocatori.

“C’è un mio amico giapponese che giocava nelle Leghe Indipendeti, Takeru Sorita, che non ha problemi economici e si è detto disponibile a giocare con noi nel ruolo di catcher, altri ragazzi della zona mi hanno dato il loro ok come i fratelli Pandolfi, Focchi, unico di noi di proprietà del Rimini Baseball e alcuni ragazzi di Padule che altrimenti avrebbero dovuto ricominciare dalla Serie C. Anch’io darò il mio contributo come lanciatore, che è il mio ruolo, pagandomi da solo ogni trasferta da Zurigo. Per quanto riguarda i giocatori attualmente sotto contratto con la società romagnola non ci sono certezze, so che proprio Focchi è in contatto con loro, mentre nel corso della giornata, dopo l’uscita dell’articolo, più di qualcuno si è dimostrato interessato a giocare autofinanziandosi”.

L’ultima domanda è sugli inizi e la carriera di Andrea.

“Ho iniziato da piccolo, a Riccione, dove io e tutti i miei amici abbiamo iniziato a giocare a scuola innamorandoci di questo sport. Ho girato diverse squadre per motivi di studio, soprattutto al Nord, ho giocato a Milano e con il Senago anche in Ibl 2 nel 2011, ultima mia annata in Italia ed anche la migliore per rendimento. Faccio parte della nazionale svizzera, dove ovviamente il baseball non è nemmeno paragonabile al livello italiano, visto il mio doppio passaporto, nel 2018 ho giocato davvero poco perchè reduce da un intervento ai legamenti crociati. Sono un giocatore normale con tanta passione, gran voglia che si fa un “mazzo” così per allenarsi, vincendo le mie partite e togliendomi le mie soddisfazioni”.