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ANTHONY GONZALEZ. UN SOGNO CHE SI AVVERA …

10 Lug , 2020  

di Ignazio Gori

Abbiamo sentito Anthony Josè Arcila Gonzalez, lanciatore venezuelano classe 1991, nativo di Valencia, che dopo nove stagioni spese in A2, tra Senago, Milano e Bollate, con ottime prestazioni dal monte – l’anno scorso ha chiuso con 7 vinte 4 perse 1 salvezza e 59 k – si appresta al suo esordio assoluto in A1 col Parma Baseball.

Anthony, tu sei venezuelano, “tierra caliente de beisbol”, quando e dove hai iniziato a giocare?

AG. Nel mio paese il baseball è più seguito del calcio, sin da piccolo iniziano ad invitarti a giocare, a tirare la palla. Io ho iniziato a giocare a Valencia, nel Carabobo, in un barrio, un quartiere dove non c’era un vero stadio. Tutti i bambini in Venezuela iniziano a giocare così, un po’ alla stato brado, e anche io ho iniziato così a cinque anni. Pura passione.

Avevi degli idoli, dei giocatori che ammiravi, che emulavi, che seguivi?

AG. Crescendo poi tecnicamente nelle Accademie, ho iniziato a vedere il baseball professionistico in televisione. Noi a casa non avevamo la televisione e per me fu una grande felicità vedere tutte quelle partite. Così mi innamorai di Felix Hernandez[1], il mio idolo da sempre. Anche lui viene da Valencia e ora lancia per gli Atlanta Braves, ma a causa della pandemia dovuta al Covis-19, come David Price dei Los Angeles Dodgers ha rinunciato a giocare nella stagione 2020. Peccato.

Sì, anche altri giocatori MLB hanno rinunciato a giocare. Il Covid-19 ha creato molti problemi, Eduardo Rodriguez per esempio, anche lui lanciare venezuelano, è stato infettato e rischia l’inizio stagionale come primo partente dei Red Sox. Ma ora parlaci di te, di come sei arrivato in Italia…

AG. Sono in Italia da molti anni. Sono arrivato che ne avevo nove, poi ho fatto un po’ avanti e indietro col Venezuela. Mia madre voleva un futuro migliore per me e mio fratello Darwin, anche lui giocatore. In Venezuela la vita è dura, molti vivono col baseball e giocando all’estero mandano i soldi alle rispettive famiglie per aiutarle a tirare avanti. In Italia ho fatto le scuole superiori e ho studiato Elettronica, a Milano. La prima squadra in cui ho giocato era il Rho, serie Cadetti. Il Rho giocava in serie B. Poi come dicevo ho fatto la spola, volevo vedere se riuscivo a firmare un bel contratto. Tornavo come “Invitato Speciale”, una specie di permesso temporaneo che permette ad una società, nel mio caso Los Bravos de Margarita, di testare il talento, le potenzialità … Diciamo che il mio percorso è sempre stato diviso emozionalmente tra il Venezuela, dove c’è la possibilità di essere notato e firmato magari da una organizzazione americana e la sicurezza dell’Italia, dove comunque ho degli impegni, nutrendo da sempre il sogno dell’A1 …

E poi, cos’è successo? 

AG. Mi sono fatto male ad un piede; uno scontro duro in prima base. Fino ai 17-18 anni ho fatto avanti e indietro, poi dal 2010, sono rimasto fisso in Italia e ho giocato nel Bollate, negli Under21. Devo molto a Randy Duarte, gran lanciatore, che da piccolo vedevo in televisione lanciare per i Leones de Caracas, Randy era un altro mio idolo e ora vederlo in Italia non mi sembrava vero. Ero emozionato. Randy mi ha visto nel Senago e chiedendomi se fossi libero mi invitò a giocare con lui, nella sua squadra del Bollate, in A2. Da rookie ho giocato poco, perché spesso Randy da partente terminava tutte le partite – un fenomeno! – ma da lui ho imparato davvero molto. Gli sono molto riconoscente.

E ora dunque, dove nove stagioni in A2, ecco la chiamata del Parma Baseball, una delle squadre più blasonate d’Italia…

AG. Davvero un sogno che si avvera per me, è il mio primo anno in assoluto in A1 e sono felicissimo. Era il mio obiettivo. È stata dura arrivarci, aggirare tutti i cavilli che devono affrontare i giocatori stranieri, è un percorso stressante, ma io credo in Dio e nelle mie possibilità. Sono particolarmente felice inoltre che mi abbia chiamato il Parma; ogni anno infatti sono andato a Parma a vedere almeno una partita – l’anno scorso ho visto Parma-Bologna – e se mi avessero detto che un giorno ci avrei giocato … beh, è successo. Non so se sarò partente o rilievo, ma mi adeguerò, per me è un grande onore e una grande responsabilità giocare in questa società.

Quest’anno sarà un torneo particolare, non solo per i tanto discussi 7 inning … che ne pensi?

 AG. Il virus ha scombussolato tutto, compreso il mondo del baseball. I 7 inning, da professionista, li considero solo in questa speciale situazione d’emergenza, perché sin da bambino mi hanno insegnato che il baseball vero, storico, è diviso in 9 inning. Comunque tutti ci dobbiamo adeguare. È molto peggio non giocare affatto, come molti dei miei compaesani bloccati, che non sono riusciti ad andare a giocare all’estero, in Colombia, in Panama … e nemmeno a portare a casa stipendi bassi. Per quanto riguardo il discorso tecnico, avendo sempre fatto il partente, posso dire che con 70-80 lanci sicuri nel braccio, 7 inning, se imbrocchi bene i primi 4, li puoi tranquillamente completare, senza bisogno di rilievi o closer, anche se questo sbilancia un pochino gli equilibri del bullpen. Io l’anno scorso ho completato tre partite, quindi … (ride).

A proposito di giocatori “bloccati”, mi viene in mente il nostro amico Renzo Martini, l’anno scorso una gran stagione a Redipuglia, che non è potuto tornare in Italia per la stagione 2020. Ma mi parlavi di tuo fratello …

 AG. Sì, Darwin, lui è un bravissimo utility ed aveva avuto la chiamata dei Tampa Bay Rays, che in realtà volevano un catcher da far giocare e sviluppare a Santo Domingo. Darwin poi è dovuto ritornare in Italia, e ha giocato qui in Serie B, con ottime cifre …

C’è stato un momento in questi nove anni di gioco in cui ti sei sentito veramente orgoglioso? Un momento speciale?

 AG. Sì, nella Coppa Italia 2013 che si disputava a Parma accadde una cosa che ricordo con orgoglio. Vinsi la prima partita, lanciando 7 inning contro il Crocetta. Nella seconda avevamo iniziato male, così pensai di chiedere al nostro (del Bollate) manager David Sheldon di farmi entrare. Lui mi disse stupefatto che ero pazzo, che avendo lanciato il giorno prima non ce l’avrei mai fatta a lanciare. Ma io ero carico di adrenalina. Alla fine mi fece entrare e senza nemmeno riscaldamento nel bullpen completai tre inning. Perdemmo quella partita ma fummo premiati come secondi classificati. Sheldon, sorpreso, da quel momento in poi mi chiamò “braccio di gomma”. Tutti si complimentarono con me, persino il lanciatore avversario, il bravissimo Filippo Crepaldi, dicendomi che non è mica da tutti lanciare 150 palle in due giorni consecutivi.

Hai un augurio speciale da fare a qualcuno, a te stesso, al baseball …

 AG. Il baseball per me è ragione di vita, giocare mi mantiene vivo, sapere di salire sul monte mi fornisce la giusta motivazione per affinare la concentrazione e continuare a imparare. Quando arrivo in una nuova squadra, vado dal giocatore più esperto e cerco di imparare. Il baseball è una scuola continua. È questo il metodo giusto. Io posso dire con estrema sincerità che continuerò ad essere grato al baseball perché mi rende vivo, e finchè mi regge il braccio la mia preghiera speciale di ringraziamento sarà quella di lanciare duro dal monte.

Lasciami alla fine ringraziare voi, del Bar del Baseball, un punto di riferimento per tutti gli appassionati di questo sport, a 360 gradi, grazie al quale ho ricevuto anche delle offerte di lavoro e in ultimo un augurio speciale lo rivolgo alla mia bambina. In suo onore, quest’anno che debutto in A1, ho cambiato il mio storico numero di maglia 55 con il 37, lei infatti è nata tre anni fa, il 7 di Settembre. È lei il lancio più bello della mia vita.

 

Un grande ringraziamento da tutto Il Bar del Baseball a Anthony Gonzalez, con l’augurio della prima vittoria in massima serie

 

[1] Pitcher classe 1986, ha giocato dal 2006 al 2019 nei Seattle Mariners, collezionando 6 nominations negli All-Stars e 1 Cy Young Award. I suoi numeri parlano di 169 vittorie, 136 sconfitte, 2524 K per una media ERA di 3.42. Con la Nazionale Venezuelana ha vinto il Bronzo al World Baseball Classic 2009. Nel suo palmarès spicca un perfect game lanciato il 15 agosto 2012 (1-0 contro i Tampa Bay – su youtube: Felix Hernandez Pitches Perfect Game – 8/15/12)

 

(la foto di copertina è stata fornita da Anthony Gonzalez)