Gianni Natale

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Gianni Natale: tenacia e forza per il bene del baseball

11 Mar , 2019  

di Cristina Pivirotto

Entrare nella palestra di Gianni Natale è un’esperienza che trasforma un amante del baseball in un bambino che entra nel negozio di dolciumi: memorabilia ovunque. Un viaggio nel miglior baseball nazionale e internazionale attraverso casacche, palline, cappellini, fotografie, autografi su ogni superficie, insomma una full immersion nel baseball, quello bello.

La presentazione potrebbe intimorire, ma lui sa metterti a tuo agio, perché, alla fine, ti presenta i suoi cimeli con l’orgoglio tipico di chi ne è fiero, un sorriso soddisfatto che diventa virale.

Vittorie e titoli, esperienze e successi che lo hanno visto co-protagonista in ogni parte del mondo. Un protagonista che lavora dietro le quinte, sempre a disposizione dei primattori, degli eroi dello sport, ma determinante per creare, accrescere, correggere e mantenere quelle prestazioni che fanno la differenza in certi momenti sportivi.

Hai allenato sia uomini che donne, quali sono le differenze e le difficoltà che hai incontrato, se ne hai incontrate?

La difficoltà più grande che ho incontrato con le donne è stata che nelle loro interazioni ci sono degli alti e bassi clamorosi. Cioè mentre gli uomini all’interno di un gruppo mantengono comune l’obiettivo e se litigano il giorno dopo sono sempre affiatati, le donne sono definitive e, spesso, perdono di vista l’obiettivo finale di gruppo per soddisfare un’esigenza più personale. Questa è la differenza principale. Mi sono occupato contemporaneamente di seniores di baseball, seniores di softball, juniores di baseball, juniores di softball, poi, prima di Pechino 2008, dovetti operare una scelta perché non ce la facevo proprio più.

Come ti sei ritrovato a lavorare con Marco Mazzieri?

Avevamo già un rapporto bellissimo dagli anni del Grosseto, lui da giocatore e io da preparatore, poi io da preparatore e lui da manager. Quando nel 2000 Marco rassegnò le dimissioni da manager, io lasciai Grosseto, per ragioni esclusivamente di principio, salvo poi rientrarci, dopo il chiarimento grazie alla mediazione di Pedro Medina, nel 2004. Abbiamo lavorato insieme, poi , interrottamente nei suoi anni con la Nazionale.

Adesso collabori con Gibo Gerali.

Quando ci fu l’ipotesi dell’avvicendamento (era durante l’ultimo Classic), parlammo di dare una continuità, perché sarebbe stato un peccato chiudere con quel gruppo che avrebbe, altrimenti, subito un’interruzione nel metodo di preparazione. Fu così che dissi: “Se c’è continuità, io proseguo nel dare il mio contributo da preparatore allo staff”, anche per Massimo Baldi (fisioterapista della Nazionale) la decisione fu la stessa; “Se c’è qualcosa che va contro quello che noi, negli ultimi 10 anni, fino al 2017, abbiamo provato a seminare, io mollo, lascio.” Poi abbiamo parlato con Gibo e siamo andati avanti. Questo per quanto riguarda la Nazionale anche perché, nella mia storia, è sempre esistito questo principio: l’aspetto politico non deve disturbare il gruppo dei giocatori e quello che un professionista deve fare sul campo, che deve essere fatto sempre al 100%.

Cosa pensi delle Accademie regionali?

Secondo la mia idea l’Accademia regionale non dovrebbe essere interpretata come un’alternativa all’Accademia centrale, ma rappresentarne un importante complemento, perché da complemento offre possibilità ed opportunità a un numero maggiore di ragazzi, che così possono accedere ad un programma speciale. In questa ottica servirebbe che tutte le accademie però parlassero la stessa lingua, ossia che sposassero la medesima filosofia di pitching, catching, preparazione atletica. L’Accademia regionale, per sua natura, non può offrire la stessa opportunità rispetto a quella centrale, perché si sviluppa sulla durata di un week end, al limite su un trisettimanale, se si riesce ad avere i ragazzi anche il mercoledì. Un valido Progetto Accademico, sempre a mio parere, dovrà arrivare a rappresentare una ottimizzazione di quello che già esisteva, rappresentando una ulteriore opportunità resa periferica che porti lo stesso verbo ovunque; in questo modo, e completandone il senso con una serie di incontri “inter-accademie”, si godrebbe senza dubbio di una ulteriore spinta, forte e positiva, della quale il nostro movimento sicuramente ne gioverebbe!

I test che usi con i ragazzi dell’Accademia Toscana adesso, sono gli stessi che usavi a Tirrenia?

Si, sono gli stessi che abbiamo usato anche negli ultimi due try out per l’Accademia, l’ultima di Tirrenia e la prima di Roma Acquacetosa e sono il polso della situazione sulle principali capacità fisiche. Con Marco abbiamo deciso di fare i test all’inizio, a metà e li faremo alla fine del corso. Poi forniremo i dati alle società che li useranno come meglio credono, perché noi, alla fine, siamo un servizio alle società. Abbiamo tutti un obiettivo che è il bene del baseball e qui noi lo perseguiamo con tenacia e forza.

Riguardo alla valutazione dei cambiamenti dei ragazzi hai notato dei miglioramenti?

Si, assolutamente sì! Il primo è stato un più disciplinato approccio alla attività, ossia su come si sta in campo, sull’importanza della puntualità, il rispetto dei tecnici dei compagni, del materiale….. risistemare il campo a fine allenamento ne rappresenta un significativo esempio. Marco è sempre stato molto attento e preciso riguardo a questo.

Altri miglioramenti?

Sono migliorati significativamente sui fondamentali, ad esempio. In battuta, per esempio, hanno acquisito maggiori competenze e sicurezza, e di questo ne siamo molto soddisfatti. Poi, parlando sempre di adolescenti in crescita, hanno rafforzato la padronanza del proprio corpo, inteso come “macchina biologica e prestativa”, protagonista dei movimenti specifici (fondamentali tecnici) che poggiano sulla cura delle capacita’ motorie (condizionali e coordinative). Siamo quindi contenti del lavoro che i ragazzi hanno fatto e della motivazione forte che li ha spinti ad affrontare questa nuova esperienza, sicuramente non priva di sacrifici!

Tu lavori in parallelo, quasi sempre addirittura nello stesso momento in campo, sia con l’Accademia che con i ragazzi Under 12 della società YMCA. Hai una piccola preferenza per uno dei due gruppi?

Per motivi affettivi l’under 12 della YMCA: è il gruppo del quale abbiamo piantato il semino e, quindi, quello che torna in gratificazione ha un altro sapore.

Insomma Gianni Natale è riuscito ad infondere ai ragazzi dell’Accademia Toscana, ma non dimentichiamolo anche a quelli della categoria under 12 della sua società, gli “Etruscan Fighters” della YMCA, quei principi che, negli anni della sua attività, sono stati fondamentali e, nel suo lavoro con Marco Mazzieri, sono diventati un metodo di lavoro. Adesso ci sarà la prova dei campionati, in cui tutti i ragazzi che lui segue saranno messi alla prova. Un “in bocca al lupo” è d’obbligo, come la promessa di seguire tutto questo effervescente gruppo di lavoro.

(Fonte immagine: profilo Facebook di Giovanni Natale)