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Sabrina Fabrizi: arbitro da premiare.

16 Apr , 2019  

di Cristina Pivirotto

Il premio è prestigioso. Il Panathlon Club di Roma ha assegnato ad unA arbitrO di baseball e softball il “Premio Donna Sport 2018”. Sabrina Fabrizi, un nome ben conosciuto nell’ambiente del nostro sport, una donna che ho voluto conoscere un pochino più da vicino. Già “arbitro dell’anno” nel 2016, “Miglior Arbitro della Serie A1” nel 2017, chiamata ad arbitrare partite di importanti tornei a livello mondiale.

Dico la verità, pensavo di trovare l’arbitro prima della donna, ma mi sbagliavo di grosso: pronta a ridere e a commuoversi, senza filtri. Ho potuto conoscere una donna dal carattere forte, ma pronta a scoprire quelle mille sfaccettature tipiche delle donne, prima fra tutte un radicato buon senso che rende piacevole il parlare con lei. Abbiamo affrontato molti temi, anche molto personali e, per rispetto della sua vita privata, ho scelto di trascrivere solo le risposte che riguardavano strettamente la sua attività di arbitro.

Questo ultimo premio sottolinea il suo valore. I commenti che la riguardano sono tutti oltremodo positivi. Quindi lei è una persona amata, cosa difficile da dire per un arbitro, una di quelle categorie “odiate “ a prescindere.

Ricevere questo premio è stato un onore, un’emozione grandissima. Come arbitri cerchiamo di dare il meglio e cerchiamo di dare una garanzia a chi gioca. Quando entri in campo e i giocatori dicono “Per fortuna che oggi c’è lei/lui” è una grande soddisfazione e abbiamo la certezza di creare un clima di tranquillità, che porta un’atmosfera di correttezza e per noi, per tutti noi, fuori e dentro il campo, questa è una cosa importante .

Come si è avvicinata al ruolo di arbitro?

Un giorno mi arrivò una telefonata dalla Federazione in cui mi si diceva che erano venuti a conoscenza della mia intenzione di fare l’arbitro. Io negai, non avevo mai fatto questa richiesta, ma la persona al telefono mi disse che un certo Fabrizio Fabrizi gli aveva detto che lei voleva diventare arbitro e io, pur di non smentire mio fratello, andai a frequentare il corso e oggi sono ancora qua.

La mia carriera di arbitro è cominciata nel 2006, e ho cominciato arbitrando il softball. Nel 2008 ho vinto il premio di miglior arbitro di serie A2, insieme a mio fratello che fu premiato come miglior arbitro di serie B. Nel 2009 ho fatto il corso per arbitrare a livello europeo e nel 2010 ho fatto il clinic in America per diventare arbitro internazionale. Così ho potuto arbitrare campionati europei e Coppa Campioni e le prime designazioni a livello mondiale. Nel 2015 sono andata ad arbitrare il mondiale juniores ad Oklaoma City.

Un’attività come quella di arbitro deve trovare posto nella vita quotidiana e, più in particolare, in quella di una donna. Come ci riesce?

Per me non è difficile, riesco ad organizzarmi bene. Ho un lavoro che mi permette di essere presente sui campi senza eccessivi problemi. Certo le ferie dal lavoro le utilizzo per andare ad arbitrare, ma questo a me va più che bene.

In questa funzione di arbitro in un mondo di uomini, quali sono le difficoltà di giudicare giocatori uomini?

Fino a che c’è rispetto reciproco non ci sono problemi. Noi andiamo ad arbitrare e possiamo sbagliare, tanto quanto possono sbagliare i giocatori, l’importante è che ci possa essere sempre rispetto. Sono stata prima giocatrice e poi arbitro e so bene come si vive il lavoro in campo, da tutte e due le parti.

E i rapporti con i colleghi uomini come sono?

Sempre improntanti alla massima collaborazione, in campo. C’è sempre la voglia di imparare e c’è sempre il momento di parlare di quello che abbiamo fatto in partita, di scambiarci consigli con l’intento di crescere e migliorare. Il nostro fine è quello di essere sempre perfettamente pronti per tutte le evenienze e, in questo senso, scambiarci notizie e valutazioni è importante. Io sono fortunata: ho cominciato a giocare a 9 anni e l’ho fatto per 24 anni. Quando sono in campo so qual è la mia posizione, mi sposto con facilità per trovarmi al posto giusto per valutare un’azione. Credo di poter dire che il mio segreto è questo: sapere, con una certa precisione, cosa farà un giocatore in una determinata situazione, pensare anche come un giocatore e anticiparne le mosse.

Avendo giocato ed avendo fatto una carriera come la sua che ha compreso varie tappe, un arbitro si trova di fronte, a livello mondiale o europeo, un campione, facciamo un esempio, un lanciatore di quelli forti, famosi, Cosa prova? C’è ammirazione o si riesce a rimanere distaccati e giudicare qualcosa di tecnico? C’è posto per apprezzare il “campione” che gioca, nel momento in cui ve lo trovare di fronte?

Il gesto tecnico si apprezza sempre, ma l’arbitro deve giudicare il lancio, indipendentemente da chi lo effettua. Osserviamo bene i gesti e cerchiamo di stabilire come lancia, valutiamo l’area dello strike, ma al play ball i giocatori sono tutti uguali. Certo quando ho incontrato Jennie Finch per me, ex giocatrice di softball, è stata un’emozione, ma solo a fine partita e fuori dal campo.

Ci vuole coraggio per fare l’arbitro?

No, ci vuole passione, perché è un’attività basata sulla passione. Non facciamo certo questa attività per arricchirci, ma perché siamo appassionati.

Sembra che in casa Fabrizi il successo, in questo ambito sportivo, sia di casa, perché Sabrina Fabrizi è anche la sorella di uno dei migliori arbitri internazionali, molto amato e stimato, anche lui. Questo è uno sprone, una sfida oppure lui è solo suo fratello

Lui è soprattutto mio fratello. Il fatto che sia un bravissimo arbitro mi rende orgogliosa e sono felice dei suoi successi. Ma per me è, prima di tutto, mio fratello.

Dopo questo premio, dopo una carriera positiva al massimo c’è ancora intenzione di salire nella gerarchia?

Non ho mai cercato di avere incarichi di rappresentanza gerarchica, non ho mai cercato di salire: mi sono state date delle opportunità che ho sfruttato, tutto qui.

Parliamo per ipotesi: se un domani qualcuno chiedesse la presenza di una donna, a livello politico, per un ruolo dirigenziale quale sarebbe la sua risposta?

Non accetterei. Non sono fatta per la politica.

(Fonte immagini: archivio privato di Sabrina Fabrizi)