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Tu … continua a metterci questa passione

18 Apr , 2019  

di Cristina Pivirotto

Leggo un post su Facebook e mi piace un bel po’. D’accordo con lo staff de “Il Bar del Baseball” cerco di contattare Claudio Baccili, l’autore e protagonista di un’esperienza che, lui stesso, ha voluto condividere con gli appassionati di baseball della nostra community.

Basta un educato “Buonasera” per entrare subito in sintonia. Sì, perché Claudio, toscano come me, è dotato di grande empatia e tutto diventa semplice, il parlare con lui ha un sapore di familiarità.

(La costruzione di certe frasi è prettamente toscana e ho preferito non correggerla.)

Allora, raccontami di questa esperienza.

Ma senti, la verità è che avevo annullato l’allenamento dei bambini, perché il tempo volgeva al brutto. Poi però tutto è passato e io ho provato a contattare i genitori dei ragazzi, ma ormai tutti avevano già riempito quelle ore libere. Così al campo non è venuto nessuno. Ero solo e ho cominciato a lanciare qualche palla, così tanto per passare un’oretta.

Io non ho mai giocato a baseball e conosco questo sport solo da 6 anni, cioè da quando mio figlio ha voluto cominciare a giocarlo. E’ stato lui che ci ha contagiato, a me e al resto della famiglia. Poi in società mi hanno chiesto di dare una mano con le squadre dei bambini. Da lì ho frequentato il corso per tecnici e, da quest’anno, mi hanno affidato la squadra Under 12 dei Lancers.

Mentre ero lì che lanciavo e spedivo palle ovunque, si è avvicinato un signore che ha chiesto: “Posso entrare? Io sono un appassionato di baseball”. Io ho risposto di sì e lui mi ha detto: “Ti ho visto lanciare e, senti, io farei così e prenderei la palla così” e mi faceva vedere come fare.

Ho chiesto il suo nome e lui mi ha risposto “Massimiliano” e mi ha detto che aveva giocato 31 anni a Nettuno.

Ora, io sono da poco nel mondo del baseball, ma quando lui ha nominato Nettuno, ho pensato: “Allora non sei un giocatore qualsiasi”. Mi parlava con semplicità, mi spiegava, mi ha “sezionato” il movimento di braccia, gambe, polso, dita e, con le sue correzioni sono riuscito a centrare il bersaglio … e ho riso come fanno i bambini della mia squadra, quando riescono ad avere un risultato positivo dai loro sforzi. Ho riso, sì.

Poi prima di andare via, mi ha detto: “ Tu … continua a metterci questa passione “

Quando sono tornato a casa, più tardi, sono andato a cercare il nome di quel signore su internet e … sono quasi svenuto: Massimiliano “Catozza” Masin, un mito. La Nazionale, Campionato Europeo, Coppa Campioni, due Olimpiadi, eppure si era messo a mia disposizione, umilmente. La notte mi sono addormentato alle due. Ero emozionato come la notte di Natale.

Senti, allora parliamo di te e del baseball. Ma te pensi che il baseball sia un gioco, come il calcetto settimanale o è tessuto di vita?

No! Il baseball ti dà tutto, lo vivi a 360 gradi. Da quando ho avuto l’incarico di occuparmi della squadra dei bambini penso al baseball 24 ore su 24, anche inconsciamente. Esco da lavoro alle 17,30 e corro al campo, dove rimango fino alle 20,00. Ho una squadra creata con l’aiuto del Junior Firenze, perché non avevamo abbastanza bimbi per crearne una nostra. Ho vissuto la crescita di mio figlio nel mondo del baseball. Ricordo che lo portai al primo allenamento, affidandolo a un professore di educazione fisica, Paolo Moretti, un’istituzione della scuola della nostra città. Ricordo ancora che, quando usci da quell’allenamento, era felice, aveva proprio l’espressione di un bimbo felice. Oggi siamo qui: io alleno una squadra di bambini e lui, ormai diciassettenne, gioca in serie C ed è sempre felice di giocare a baseball. Ricordo che una delle prima partite che giocò, se non la prima, la sua squadra fu sconfitta per 25 a 0, ma lui uscì dal campo e mi disse: “Abbiamo fatto una partita meravigliosa”.

Quanto posto c’è nel baseball per collaborare?

Tanto. Una frase che dico ai miei bimbi è “Dovete pensare di avere il vostro migliore amico vicino a voi. Per essere una squadra dovete volervi bene.”. Tante volte si tirano la palla per dispetto, come fanno i bimbi. Allora devo intervenire per spiegargli che il dispetto fatto a un compagno è fatto a tutta la squadra. Quando vedi che si impegnano a collaborare, allora sai di avere vinto. Adesso loro sono proprio un gruppo e si divertono.

Quindi, secondo te, il baseball può essere veicolo di amore (in senso lato).

Si, assolutamente si. E’ il sentimento.

COSA insegni ai bambini?

A divertirsi. Io voglio che quando escono da campo siano contenti. Se un bimbo non si diverte sei tu, adulto, che hai sbagliato qualcosa. I miei bambini si divertono e io devo ascoltare le lamentele dei genitori, che non riescono a portarli via dal campo per rientrare a casa.

COME insegni ai bambini?

Con il sorriso.

E io so di non aver bisogno di sentire altro.

(Fonte immagini: archivio persona di Claudio Baccili)